La giornata nazionale del bikini e come ha fatto la storia della donna occidentale

il due pezzi americano prima del bikini
il due pezzi esisteva già, ma il bikini con design sgamabato è nato ufficialmente nel '46, fonte immagine qui
Leggo in giro per i siti stranieri che oggi sarebbe la giornata nazionale del bikini e mi informo un po' su internet sui dettagli. Pare che quello che noi chiamiamo 'bikini' (come probabilmente sapete dal nome di un atollo) sia stato così nominato e lanciato il 5 luglio 1946 dal precursore dei designer di due pezzi più moderni, tale ingegnere francese Louis Réard, la cui famiglia possedeva un negozio di lingerie e che decise di svecchiare il due pezzi a vita alta non sgambato, nato qualche anno prima negli Stati Uniti per via del razionamento delle stoffe della guerra e già lanciato dalle più avvenenti stelle del cinema. 

A essere pignoli il due pezzi con slip sgambato era stato lanciato qualche tempo prima già da Jaques Heim, ma è stato Réard a dargli il nome che ancora oggi tutti usiamo e quindi a restare nella storia. 

Dunque, in teoria, il bikini sarebbe propriamente il due pezzi con reggiseno e slip sgambato, mentre quello non sgambato sarebbe semplicemente un due pezzi. Oggi noi chiamiamo tutti i due pezzi con reggiseno bikini per comodità e quanto coprono o meno lo decide la moda più che la morale, visto che ormai abbiamo esposto l'esponibile. A proposito, avrete sicuramente visto girare sui social network le foto dei periziomi laterali maschili che spero non diventino mai una moda reale haha! 

storia del bikini
in alto a sinistra un particolare dei mosaici di Villa Romana del Casale di Piazza Armerina (ca. 286-305 d.C.) che mostra donne intente in attività sportive con indosso una tenuta simile al due pezzi, fonte immagine qui. In basso a sinistra la spogliarellista Micheline Bernardini indossa il primo bikini ideato da Réard nel 1946 e che appare in effetti molto moderno per l'epoca, le modelle si erano rifiutate di indossare un design così succinto. A destra Annette Kellerman, la nuotatrice che nel 1905 fu arrestata per avere indossato un costume troppo succinto per l'epoca, quello che oggi è un castigatissimo costume intero, fonte foto qui.
Guardando la storia del costume da bagno con un occhio più 'sociologico', ci accorgiamo che sono state le sportive e nuotatrici come Annette Kellerman, arrestata per avere indossato quello che per noi oggi sarebbe un semplice costume intero anche abbastanza coprente, a stimolare la sempre maggiore comodità del corpo e conseguente esposizione maggiore di pelle.

Se da una parte questo ha portato la disapprovazione morale delle autorità e della mentalità comune, ha anche permesso sempre più comodità alla donna nel suo tempo libero e nello sport. Insomma, l'evoluzione del costume da bagno ha favorito l'emancipazione della donna, che in spiaggia si sentiva libera di esporre il suo corpo con conseguente comodità senza per forza doverlo sessualizzare. La moda, però, e tutti i sex symbol che hanno contribuito a lanciare modelli sempre più succinti hanno aumentato la sessualizzazione del costume e lo hanno reso qualcosa di provocante.

Ursula Andress e il bikini iconico di 007, brigitte Bardot in bikini nel 1952
due sex symbol che hanno indossato dei bikini che le hanno rese iconiche, a sinistra Ursula Andress in 007 e a destra Brigitte Bardot sulla spiaggia di St. Tropez nel 1952

marilyn monroe in bikini
un'altra icona sensuale, Marilyn Monroe ha diversi shooting in due pezzi
Per questo, anche se si è arrivati nel secolo scorso a vedere sempre più l'aumento della scelta del topless sull spiagge, oggi c'è un'inversione di marcia, in cui la donna vuol riprendersi forse il suo corpo e preferire modelli retrò più castigati. Lo stesso rapporto con la tintarella, un tempo evitata, poi lanciata con la complicità di Coco Chanel e poi ancora demonizzata nuovamente con l'aumento dei casi di cancro alla pelle, ha contribuito a farci tornare indietro con le mode del costume da bagno.

Oggi il due pezzi è diventato uno strumento di rivalsa soprattutto per quella fascia di donne che, se non altro dagli anni '70 in poi, hanno preferito coprirsi il più possibile in spiaggia o evitarla proprio, per motivi puramente estetici, ovvero le donne plus size. Questo ruolo sociale del due pezzi si attaglia bene all'affermazione dello storico della moda francese Olivier Saillard, secondo il quale il bikini sarebbe molto amato proprio perché strettamente legato all'emancipazione della donna.

gabifresh fatkini per swimsuitsforall
in alto a sinistra il post sul fatkini su Gabifresh.com che ha ufficialmente viralizzato la rete e popolarizzato il bikini plus size qualche anno fa, in alto a destra il primo bikini plus size con stampa galassia che Gabi Gregg ha disegnato per Swimsuitsforall e che è storicamente andato a ruba facendo impazzire in poche ore il sito dell'azienda americana. In basso la campagna Swim Sexy di Swimsuitsforall con Gabi Gregg e le modelle plus size Robyn Lawley e Jada Sezer
Qualcuno dice che il cosiddetto 'fatkini' lo abbia creato la blogger Gabi Gregg, ma in realtà lei è stata la fautrice chiave per popolarizzarlo e, più tardi, per commercializzarlo su scala maggiore, costringendo i principali produttori di moda plus size a offrire qualche opzione di due pezzi. La parola fatkini è un retaggio del fat-activism (attivismo grasso) già usata in precedenza, che Gabi ha fatto sua per cercare di sdoganare il bikini anche per le donne oltre una certa taglia in maniera un po' dissacrante. 

Hilda pinup plus size in bikini
Hilda, la pinup plus size inventata da Duane Bryers, indossa quasi sempre bikini striminziti, quello che colpisce del personaggio è che la sua sensualità sembra sempre essere inconsapevole e molto naturale, a differenza di altre pinup disegnate. Maggiori informazioni sul suo creatore si trovano qui
L'operazione ha sicuramente funzionato con me (che sono stata entusiasticamente la prima a rilanciare il termine fatkini nei blog italiani) e con tante altre donne, che non amavano particolarmente la spiaggia e il costume da bagno. L'importante è non credere che il 'fatkini', come dico spesso, sia un modello di bikini da molti identificato con il due pezzi con slip a vita altissima e pensato, come credono alcuni, per coprire di più il corpo. Fatkini è una parola generica per un bikini indossato da un corpo grasso (e no, non è una parola offensiva, è offensiva solo per chi la usa con cattiveria e si definisce da solo facendolo). Il due pezzi preferito da Gabi Gregg e disegnato da lei per Swimsuitsforall ha una vita molto alta perché segue i trend generali della moda per tutte le taglie, tutto qui. 

Non nego che come plus size lo slip alto (io personalmente preferisco quello appena all'ombelico o poco sopra, ma non più alto) è più comodo, perché permette maggiore comodità di movimento e vestibilità. Se volete capire la differenza, questo è come mi veste uno slip più basso della mia taglia, costringendomi a sentire la necessità di sistemare lo slip più volte nella giornata. Direi che se ci fossero come un tempo solo bikini a vita bassa continuerei a non portarlo. Tuttavia, molte blogger che hanno preferito lo slip a vita più bassa lo hanno definito comunque fatkini.

Infine, ecco alcune mie immagini legate al bikini plus size, mentre vi rimando a questo post per vedere il mio lookbook completo costumi 2014. Per me come blogger plus size la popolarizzazione del bikini plus size va vista non solo come forma di rivalsa su chi nega l'esposizione del corpo plus size anche in spiaggia, ma proprio come incitamento a condurre una vita più libera, attiva e salutare, cosa possibile solo indossando un costume e andando anche in spiaggia, per se stesse e non solo pensando al giudizio altrui.
divadellecurve fatkini bikini plus size
crediti: informazioni storiche tratte da qui
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Autore Marged Trumper

 

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