lunedì, settembre 16, 2013

#womenareback D di Repubblica ci parla delle donne di Marina Rinaldi

d di repubblica parla della campagna womenareback di marina rinaldi

L'altro giorno è uscito sulla rivista D di Repubblica un editoriale che affrontava in modo finalmente nuovo per la stampa italiana l'argomento della moda plus size, per questo, se non lo avete ancora fatto, vi consiglio di leggerlo. Pare che sarà solo uno dei tanti editoriali che la stampa italiana dedicherà all'iniziativa #womenareback, per la quale il brand di punta in Italia per le taglie conformate femminili del gruppo Maxmara, Marina Rinaldi, ha coinvolto alcune delle blogger plus size e curvy più seguite del globo.

E' ottima cosa che finalmente anche i grossi brand italiani, sebbene in ritardo rispetto ai concorrenti stranieri, comincino a considerare le blogger portavoci delle donne che vestono, ma, visto che questo tipo di promozione è nuova da noi, vorrei prendere spunto proprio dall'articolo per analizzare il modo in cui la si sta facendo.

Georgina Horne indossa Marina Rinaldi
Georgina Horne indossa Marina Rindaldi, dalla rivista D di Repubblica
Nell'articolo appaiono o vengono nominate solo alcune delle blogger coinvolte nell'iniziativa, in particolare Georgina Horne, Gabi Gregg, Ditte Vallo, Milike Carpatan, Shila Kreuzer, Katya Zharkova, Edith Dohmen e Stéphanie Zwicky, molte delle quali anche io seguo regolarmente. All'iniziativa sono state chiamate a partecipare anche due blogger italiane, ovviamente, che però in questo editoriale non sono nominate (una delle interessate mi ha confermato che ogni editoriale è dedicato a diverse blogger e non tutti nominano tutte le blogger coinvolte), ovvero Iris Tinunin e la beauty vlogger Roberta Scagnolari, che corrispondono, a differenza di molte delle blogger staniere, a un target più giovane (20-30 anni) e di taglia media (44-48), indice che il marchio per la clientela italiana punta a una diversa fascia rispetto all'estero.

Notoriamente, i grandi marchi del conformato di qualità in Italia si sono sempre dedicati più a una categoria di donne mature e dallo stile classico. Tuttora, entrando in una qualsiasi filiale di questi brand si vedranno per lo più entrare signore oltre i 45 anni, che ne costituiscono la clientela fissa. Campagne come #womenareback, però, così come la creazione di linee più glam e giovani, ma in taglie intermedie, da parte di brand come Elena Mirò, indicano la chiara intenzione di queste aziende storiche di mirare, almeno dal punto di vista promozionale, a un'immagine più giovane, appetibile e indirizzata a una tipologia di donna media più diffusa, invece di limitarsi a rappresentare una nicchia, che tuttora in Italia è sentita come di serie B.

Tra le affermazioni dalle blogger intervistate per l'articolo si legge:
«In questo ambiente l’essere grassi è visto come un fenomeno temporaneo: si dà per scontato che tutte vorremmo dimagrire e che quindi non spenderemmo mai tanto in vestiti così come siamo. Non ci ritengono un target sicuro».
Questa è in effetti una chiave di lettura fondamentale per capire le strategie di marketing di molte aziende plus size.

le blogger collaborano con marina rinaldi
le blogger straniere che collaborano con Marina Rinaldi
Anche in Italia, infatti, le donne plus size non sono ritenute un target sicuro e quindi la nuova formula è puntare alla donna media, che finora è stata tenuta dalle aziende di moda, di bellezza e dell'alimentazione in uno stato di frustrazione per allettarla con il nuovo prodotto dietetico di turno, tanto che ormai una taglia 42/44/46 in Italia si ritiene troppo 'grassa', non si accetta esteticamente e quindi ha perso l'interesse per il settore moda quasi quanto quella plus size. Per assicurarsi la sua fiducia, basta farle pensare di rivalutarla rispetto alle altre aziende.

Se quello delle taglie medie è un mercato sicuro, farlo identificare con i marchi plus size è, evidentemente, considerata una buona strategia di marketing; toglie lo stigma delle 'taglie forti' e attrae un mercato più vasto. In realtà, però, se un marchio noto come plus size finisce per rivolgersi a donne normotaglia crea una serie di equivoci e ambiguità. 

Per contro, in tempi di crisi, è molto allettante anche il mercato estero, che, invece, nel settore plus size è molto più consapevole anche grazie a blogger del calibro di Gabi Gregg e Stéphanie Zwicky. Le aziende straniere taglie comode sanno che la nuova mossa è assecondare le esigenze delle donne che le indossano e che al giorno d'oggi non sono più solo le signore mature, ma anche le giovani ragazze, magari alte e formose, a necessitare di una taglia grande senza volersi sentirsi 'diverse'.

In sostanza, è positivo e interessante che anche le donne italiane si possano riconoscere e rispecchiare nelle blogger dell'articolo per taglia o tipologia e, così, avere un nuovo input dalla stampa grazie alla campagna promozionale di Marina Rinaldi, ma spero anche di vedere in futuro segnali più concreti, come l'offerta di abbigliamento plus size come sempre raffinato e di qualità, allo stesso tempo anche giovane, magari indossato da modelle oltre la 46. 

Sappiamo tutti, ormai, che 46 è la taglia di campionario, ma oggi ci sono le blogger per questo e le blogger straniere sono sì da tempo più avanti di noi e attraggono sicuramente un maggiore numero di follower e che hanno aperto per prime una strada a pieno merito, ma è vero anche che non parlano direttamente alle donne italiane e non conoscono il panorama del settore plus size nel nostro paese e possono solo ispirarci con discorsi rapportati alla loro realtà. Semplicemente, se una italiana deve chiedere un consiglio a una blogger, nella maggior parte dei casi si rivolgerà a una italiana, anche solo per motivi di lingua e mentalità, e se è plus size, una plus size capirà le sue esigenze al volo.

Non vorrei, insomma, che leggendo l'articolo in questione passasse il messaggio che le plus size all'estero si accettano e pretendono una moda per loro e, invece, in Italia solo una donna al massimo di taglia 48 può divertirsi con la moda, mentre le altre devono aspettare piuttosto di perdere peso per avere il privilegio di vestirsi bene.

Mi piace molto e appoggio la scelta dell'azienda di variare tipologie fisiche anche delle blogger con cui collabora, ma, non so a voi, a me piacerebbe che, dato che Marina Rinaldi rappresenta l'Italia nel mondo, prendesse in considerazione il panorama italiano privilegiandolo e quindi dando un esempio di varietà anche per quel che riguarda le rappresentanti delle donne italiane. 

Mi va bene una fashion blogger curvy e non plus size, ma con lei vorrei vedere anche una rappresentante plus size in cui riconoscermi, visto che l'azienda veste soprattutto donne italiane di taglia morbida e che, a parte il mezzo digitale, la campagna è diffusa sulla stampa del territorio italiano. Se poi vogliono allargare il loro target, ben venga, siamo tutte felici di scoprire un brand che vuole vestire davvero tutte senza distinzione, nei cui negozi entrino ispirate tutte le donne dalla A alla Z e che, quindi, ci prenda in considerazione non per la nostra taglia, ma per la femminilità, come affermato nell'articolo. Penso sarebbe stata un'ottima opportunità per la Rinaldi di differenziarsi nel settore e dimostrare che anche l'Italia oltre altri paesi è un po' più avanti in questo, ma è come se mancasse ancora qualcosa per me...

Voi come la pensate? Vi piace l'iniziativa e come vorreste sentirvi rappresentate dalle aziende del settore?

 
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Autore Marged Trumper