Cosa dice di noi la scelta dell'abbigliamento - Guest post di Susanna Murray

psicologia dell'abbigliamento
Il post di oggi è stato scritto su mio invito da Susanna Murray, psicologa e consulente, esperta in disturbi dell’immagine corporea e disturbi del comportamento alimentare, nonché autrice del blog Io mi piaccio, e riguarda la psicologia dietro alle scelte di abbigliamento e il legame che hanno con l'immagine che abbiamo di noi stessi.

<<Sono proprio felice di essere stata invitata da Marged a scrivere un post sul tema della psicologia dell'abbigliamento e l'immagine corporea, sul suo blog che seguo sempre. Non nego che sono legata a Marged da una profonda stima per il suo impegno nei temi della body acceptance, oltre al fatto che la ritengo una ragazza speciale.

A tutti capita a volte di osservare il modo in cui sono vestite le persone che ci circondano. Per esempio potrebbe venire da chiedersi, perché quella ragazza che ha perso peso, continua a indossare abiti enormi e fuori taglia? Oppure osservando una signora sulla cinquantina, avere l'impressione che prima di uscire di casa abbia saccheggiato l'armadio della figlia sedicenne.

Se state pensando che questi sono soltanto dei semplici esempi di cattivo gusto o di disinteresse riguardo all'aspetto fisico e il proprio abbigliamento, forse non vi rendete conto di quanto ciò che indossiamo racconta di noi stessi.

ragazza emo

Nel mio lavoro, mi occupo spesso della salute e del benessere delle persone. Sento l'esigenza di chiarire questo concetto: troppo spesso ed erroneamente, lo psicologo viene visto come colui che si occupa di curare chi ha dei disturbi psicologici. In realtà lo psicologo si occupa principalmente di salute, nel senso che aiuta le persone a scoprire le strategie e gli strumenti per migliorare la qualità della loro vita

Infatti durante un'esistenza, i problemi e difficoltà si presenteranno anche dopo aver fatto un percorso di sedute dallo psicologo. Ed è per questo che il mio obiettivo è sempre quello di dare alle persone che incontro le risorse per poter imparare a trovare da soli le loro soluzioni e affrontare le problematiche che si presenteranno, anche al termine del percorso fatto insieme.

Tra le tipologie di persone che ho avuto modo di osservare, sono frequenti coloro che sono in un momento critico della propria vita e sono, consapevolmente o non consapevolmente, alla ricerca di un cambiamento e di trovare una risposta alla domanda "chi sono io?".

Per esempio: persone che stanno uscendo da una relazione importante e si ritrovano all'improvviso single, persone che sono alla ricerca di un nuovo lavoro, persone che hanno cambiato o stanno cambiando il loro aspetto corporeo (dopo una malattia, dopo una dieta, dopo il parto e l'allattamento, eccetera), persone che stanno vivendo una fase di transizione personale e familiare (passare dalla vita da studente al mondo del lavoro, i figli che stanno crescendo e la sindrome "del nido vuoto", dichiarare il proprio orientamento sessuale, eccetera).

Spesso in queste situazioni l'immagine corporea assume sempre un valore fondamentale, perché l'immagine rappresenta metaforicamente anche come ci si percepisce all'interno, dal punto di vista emotivo e delle relazioni e non solo corporeo. Insomma l'identità di un individuo passa attraverso la sua immagine corporea e il modo in cui la percepisce.

Capita molto spesso di osservare nelle persone che l'acquisto del proprio abbigliamento accompagna e sostiene alcuni meccanismi di difesa tipici di ognuno di noi. Con il tempo l'esperienza dello shopping va a rafforzare di volta in volta questi meccanismi, fino ad arrivare al punto in cui si smette di esserne consapevoli e di comprendere quali sono le reali motivazioni dietro le scelte di un certo tipo di abbigliamento.

I nostri vestiti rivelano di noi e della nostra vita intima e profonda più di quanto possiamo riconoscere. Il nostro armadio in modo paradossale, possiamo definirlo come sintomatico della percezione che abbiamo della nostra immagine corporea, e quindi di noi stessi. Ogni pezzo del nostro guardaroba è una conseguenza di una scelta intima e inconscia. 

Un tipico esempio è il caso in cui un armadio pieno di abiti senza forma, cascanti potrebbero appartenere a una donna che, nel profondo, si vergogna per il proprio sovrappeso. Forse s'indossano abiti oversize per nascondere un corpo che non si accetta, che non piace, per nascondere anche a se stesse il vissuto di vergogna e di colpa ed evitare il rischio di essere giudicate ed esaminate dagli altri.

Farò quindi una brevissima carrellata -attraverso tre esempi tipici- di come, attraverso il rapporto con il proprio abbigliamento, emergono elementi importanti per comprendere che genere di percezione abbiamo di noi stessi come persone dal punto di vista psicologico, affettivo e nella relazione con gli altri.

Armadio pieno e abiti che non indossiamo
Una situazione molto comune è quella delle persone che continuano a tenere pieno il proprio armadio, sebbene buona parte degli abiti non vengano più indossati, nel senso che molti vestiti sono abiti legati alla giovinezza o di taglie differenti (a causa di una perdita o aumento di peso). Si potrebbe parlare di un caso di accumulo compulsivo, ma in realtà è molto di più.

Conservare gli abiti che appartengono a una fase della nostra vita, collocata nel passato, spesso sembra far pensare alla difficoltà di vivere il presente e di accettare la realtà che si sta vivendo. Molte persone che rispecchiano questa tipologia spiegano di non riuscire a disfarsi degli abiti che non indossano più, in parte perché pensano che in un futuro potranno tornare a indossarli.

Ovviamente mi riferisco a interi guardaroba colmi per almeno il 60-70% di abiti che non vengono indossati da anni e che anche se potessero essere indossati di nuovo in un futuro, si potrebbe riporli in attesa altrove, per lasciare il guardaroba libero di essere usato nel presente. Invece, quello che succede è una sorta di paralisi nel poter andare avanti: sembra che il passato sia troppo presente e non c'è spazio per vivere il presente, in attesa di un futuro che sembra non arrivare mai.

Lo specchio nemico
Un'altra tipologia di persone porta invece la difficoltà a vedere il proprio corpo allo specchio e riuscire a valutare le taglie corrette. Non si tratta solo di scarsa dimestichezza con il mondo dell'abbigliamento, ma di una vera e propria difficoltà a riconoscere le dimensioni e i confini corporei. E allora vedremo camice strettissime che tirano da tutte le parti oppure, al contrario, maglioni larghissimi che sembrano coprire chissà cosa. Come se fosse difficile riuscire a vedere con obiettività il proprio corpo.

Per esempio alcune donne sembrano valutare la propria autostima il proprio valore in base alla taglia degli abiti che acquistano. Prendere una taglia più piccola, perciò, equivale ad essere più magre di quanto siano nella realtà e a sentirsi maggiormente adeguate. Per altre persone la paura è proprio quella di esporsi e che, difetti che loro stesse vivono come vergognosi e inaccettabili, debbano essere mascherati sotto abiti larghi e informi.

Molte donne fanno fatica a riconoscere invece le proprie risorse e non parlo solo delle risorse fisico-estetiche, ma soprattutto psicologiche e caratteriali. Come a volte sarà capitato a molte persone, ci si intestardisce nel cercare la soluzione a un problema che vorremo risolvere a tutti i costi, così alcune donne sono focalizzate su un difetto fisico e sulla paura di evidenziarlo attraverso gli abiti. In entrambe le situazioni, ci si dimentica invece, di pensare a quali sono le competenze e le risorse personali, e quindi fisiche, che ognuno di noi ha.

Il monoguardaroba
Un altro atteggiamento molto comune è usare uno stile di abbigliamento legato ad un unico aspetto della propria vita: per esempio indossare solo abiti legati al lavoro, oppure sempre e solo abiti legati al ruolo di mamma. Anche in questa situazione le scuse e le giustificazioni della persona sono tante: è più pratico avere un unico genere di abiti per passare la maggior parte del tempo a lavoro o con i propri figli, non avere tempo o soldi per acquistare altri abiti. 

In realtà alcune donne tendono a identificarsi in un unico ruolo e, se all'inizio sembra essere un'identità che le soddisfi, con il tempo diventa una gabbia e si ha la sensazione di aver perso tante parti di sé... nell'armadio. Ma si ha anche paura di "osare" e uscire da un unico ruolo. 

Ognuna di noi è tante cose: donna, studente, moglie, fidanzata, impiegata, figlia, madre, amica, eccetera. Tutte queste parti non sono separate, ma collegate tra di loro e l'abbigliamento che si sceglie spesso invece tradisce e rivela di noi, il fatto di essersi identificati in un unico ruolo a scapito degli altri ruoli. Credo che attraverso un percorso "dentro il proprio armadio" e dentro di sé, sia possibile riappropriarsi di un'identità completa e che ci faccia sentire davvero la possibilità di esprimerci completamente.>>

E la vostra esperienza qual è? Ci sono scelte di abbigliamento che sentite o avete sentito legate più a un modo di vivervi che a un semplice gusto estetico?

 
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Autore Marged Trumper

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