venerdì, marzo 29, 2013

Eccesso di autostima, favola o realtà?

il razzo eccezionale
Il razzo eccezionale di Oscar Wilde illustrato da Miles Kelly
Stamattina, vagando in rete, sono capitata sulla rubrica delle opinioni del direttore di Vogue Franca Sozzani, che oggi riguardava proprio l'autostima e per questo ha attatto la mia attenzione.

Quello che mi ha colpito delle considerazioni del direttore, è stato il fatto che parlasse allo stesso tempo di mancanza e di eccesso di autostima. Tra l'altro, come esempio di eccesso di autostima, si portava Oscar Wilde, in virtù della seguente frase estrapolata da un suo racconto, Il razzo eccezionale, proprio uno dei miei preferiti dalla raccolta Il Principe Felice e altri racconti

"L'unica cosa che ci sostiene attraverso la vita è la consapevolezza dell'immensa inferiorità di tutti gli altri, e io ho coltivato sempre questo sentimento".

Tale frase, al contrario, è pervasa di sottile critica alla spocchia priva di sostanza di certi personaggi e non va assolutamente letta come un'ammissione di arroganza dell'autore.

Non è la prima volta, comunque, che mi capita di sentir parlare di eccesso di autostima per luoghi comuni e prendo la palla al balzo per affermare che per me è un concetto che non esiste. L'autostima è la consapevolezza del proprio valore, che può esserci o non esserci in un individuo e se c'è, non c'è bisogno di aumentare agli occhi degli altri questo valore.

Quello che molti definiscono 'eccesso di autostima' per me è tracotanza, arroganza, spocchia, come la si voglia chiamare, ma è chiaro segno di mancanza di autostima e non di abbondanza della stessa!

Mi viene in mente un post molto interessante letto qualche tempo fa non mi ricordo in quale blog americano, in cui si esortava a non avere timore dell'abbondanza di alcuni propri pregi. Un pregio, quando c'è, va riconosciuto (la falsa modestia a volte è anche più irritante, diciamocelo). Questo non autorizza, però, nessuno ad essere arrogante e arrogante è solo chi teme ed è quindi insicuro.

C'è un tabù nella nostra società incline all'invidia -e nell'eccesso di questo sentimento nella nostra cultura do ragione al direttore Sozzani- a riconscere non solo i pregi altrui, ma anche i propri, per paura che questi suscitino l'insicurezza altrui. Nelle società arcaiche si chiamava malocchio, ma noi che siamo oltre alle superstizioni e alle diavolerie, sguazziamo nella semplice invidia, il fatto è che ognuno dovrebbe rispondere della propria di insicurezza e non perdersi nel continuo raffronto con gli altri che porta solo insoddisfazione e brutti pensieri.

L'errore sta nel credere che l'autostima consista nel sentirsi i migliori in assoluto tanto da non temere il raffronto con gli altri, in realtà consiste piuttosto nel non avere proprio bisogno del paragone per misurare il proprio valore.

autostima


 
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