Donne plus size e fitness: la mia esperienza

Quando si parla di sovrappeso specie nei media, spesso si finisce per dire che esserlo non è salutare e che tutto quello che c'è da fare è eliminarlo. I mezzi principali indicati sono la dieta e l'attività fisica. C'è un problema di fondo, però. Sembra che nel caso di persone in sovrappeso l'attività fisica venga solo associata alla perdita di peso e alla sofferenza e umiliazione esemplificata tipicamente in programmi su reti come RealTime.
Voglio quindi cominciare a parlare apertamente del rapporto di un fisico plus size con il fitness.

La mia esperienza personale

Voglio parlare della mia esperienza personale perché possiate confrontarvici. Alcune cose le avevo già accennate in un vecchio post sull'accettazione, ma ora voglio approfondire ulteriormente il mio percorso dal punto di vista del movimento fisico.

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In sostanza, il messaggio distorto è che l'attività fisica corrisponda a un corpo magro e sano. In realtà, questa corrispondenza è molto relativa. E' vero che un'attività fisica regolare, adeguata alla preparazione e al fisico, lo mantiene meglio in funzione, ma solo se rispetta questi parametri. Nel mio caso, ho sempre praticato attività fisica che ricordi; amavo la bicicletta, tutti i giorni andavo a scuola fino in centro a piedi o in bicicletta a partire dalle scuole medie e ho provato diverse discipline fisiche di squadra e non. 

La verità è che per carattere non sono adatta alla squadra e al bullismo che in genere si instaura in quegli ambienti. Anche nel mio periodo di maggiore attività fisica, non sono stata magra nel senso classico, anzi, l'attività aumentava la massa muscolare e mi faceva apparire più robusta seppure tonica. Ho provato molte attività che coinvolgevano il fisico, dal pattinaggio in linea, su ghiaccio, alla pallavolo, la pallacanestro, il nuoto, la danza jazz, lo yoga, il feldenkrais, il funky, il tango, le escursioni in montagna, l'aquagym, la danza del ventre, la danza indiana classica ecc. Alcune con successo, altre no.

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Le palestre erano per persone già in forma e omologate, che andavano ad ostentare il proprio fisico, i corsi di danza moderna -l'unica disciplina che mi sembrava attraente in quanto individuale e creativa- richiedeva l'obbligo di indossare body attillati, che mi avrebbero messo a disagio. Diciamocelo, una persona plus size viene denigrata come 'non in salute', ma poi viene messa a disagio in un ambiente dove si pratica attività fisica.

Io e la piscina

foto di Shannon Skloss
Lo stesso valeva per la piscina, dove da piccola ero stata derisa pubblicamente da alcuni ragazzini (non è valsa come soddisfazione quella di incontrare uno di questi a distanza di anni e vedere che era diventato molto più in carne di me), questo non mi ha mai ispirato né invogliato a fare attività fisica quanto gli altri durante le scuole elementari. Ricordo che per un periodo ci portavano una volta alla settimana in piscina e per me era una tortura, così scelsi l'alternativa di fare ginnastica piuttosto che nuoto, proprio per evitare di indossare il costume. Eravamo in pochi in un'atmosfera rilassata e ho sempre preferito questa alternativa.

Ricordo anche che prima di fare questa scelta, in piscina mi era stato chiesto se preferivo il corso base o avanzato e io, che non nuotavo benissimo, volevo scegliere il corso base, ma l'istruttore dell'avanzato mi aveva detto: 'Non vorrai fare il corso degli sfigati?' e quindi mi ero trovata letteralemnte con l'acqua alla gola e un altro trauma psicologico da superare con la sconfitta di tornare al 'corso degli sfigati'.

Io e l'ora di ginnastica

Alle scuole medie cominciava l'incubo dell'ora di ginnastica, non tanto perché non mi piacesse la ginnastica in sé, ma perché avevo da subito notato che i voti della materia non si basavano mai sull'impegno messo, ma sulle capacità individuali (spesso di ragazzini che già fuori da scuola praticavano discipline agonistiche) e quindi mi trovavo con voti bassi, nonostante l'impegno, con conseguente senso di inadeguatezza.

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Alle superiori, questo mi portava molte volte a richiedere la giustificazione per l'ora di ginnastica, a meno che non capitassero insegnanti intelligenti che stimolavano più l'impegno e l'interesse, che l'ostentazione di capacità puramente dovute alla genetica, ma la cosa era rara. Alle medie il bullismo nella palestra della scuola non mi preoccupava, perché lo ricevevo soprattutto fuori da ragazzini più grandi. Anzi, il periodo più bello è stato quando hanno unito maschi e femmine nell'ora di ginnastica e l'insegnante ci ha coordinati con intelligenza, tanto da invogliarmi a partecipare ad alcune gare campestri in cui mi sono posizionata con risultati medi e non poi così disastrosi.

Io e la danza

Nel periodo del liceo, con mia sorella cercavo un'attività che mi facesse stare bene con il mio corpo, non finalizzavo la cosa alla perdita di peso, anche perché il mio obiettivo era soprattutto fare quello che fanno tutti. Per questo cercavo un ambiente adulto che non mi giudicasse. Inizialmente abbiamo seguito dei corsi di yoga, che erano molto piacevoli, ma non adatti forse alla nostra età adolescente come unica attività. Ci siamo così iscritte a questo corso di danza jazz che io ho proseguito per 5-6 anni e dove abbiamo stretto molte amicizie in un ambiente più maturo.

io durante un saggio, a vedermi ora non mi trovo affatto ciccia, ma chiaramente le mie cosce e la mia struttura sono molto più robuste della media e questo mi spingeva al confronto
La danza mi ha dato molte soddisfazioni. Ai saggi avevo ancora problemi con l'abbigliamento, visto che tutte volevano vestiti adatti a un fisico snello e io volevo coprirmi il più possibile, ma durante le lezioni nessuno mi aveva mai fatto pesare più di tanto il mio fisico in carne e la danza mi ha permesso di sviluppare il rapporto di fiducia con il mio corpo che non avevo mai avuto. Ricevevo i miei complimenti quando danzavo e questa per me era una sensazione nuova che mi ha portato a rivalutare moltissimo la percezione del mio corpo. Alcuni parenti dicevano che non facevo abbastanza movimento comunque e, quindi, facevo di tutto per non stare mai ferma. La danza non ha, però, fatto bene alle mie giunture, ho avuto diversi stiramenti e le mie caviglie sono rimaste molto delicate.

Persisteva il disagio del costume, che ho risolto davvero solo negli ultimi anni, e al mare ci andavo solo se costretta, preferibilmente in luoghi dove non mi conoscessero. 

I problemi di salute

Quando per studi mi sono trasferita a Venezia, non avevo soldi per frequentare corsi. Camminavo molto tutti i giorni, ma i ponti e la pavimentazione dura, insieme al clima della città, hanno peggiorato la situazione delle mie giunture. Lo stress di vario tipo (compreso il fatto che in quel periodo ho smesso definitivamente di fumare) mi ha poi portato ad accumulare maggior peso senza variare in realtà la mia dieta, ad avere problemi al fegato, che ho sempre avuto delicato, e a un ricovero. Ero sempre molto debole e la mia attività fisica è per forza di cose diminuita sempre più, mentre sono insorte e peggiorate diverse ernie.

Da qualche anno, recuperata la salute e passata un po' di debolezza, ho cercato di riprendere in mano la mia situazione, ricomiciando con calma a camminare regolarmente, ad andare al mare l'estate in giornata e acquistando l'anno scorso una bicicletta. Nei periodi di stress, però, devo farmi seguire da un osteopata e una fisioterapista per le mie ernie se possibile, in modo da poter mantenere costante il movimento senza dolore. Non posso, ovviamente, più permettermi l'attività di una volta e devo trovare il mio nuovo equilibrio a piccoli passi.

Alcune volte ho anche provato dei corsi che potevano sembrarmi più adatti, come la ginnastica dolce nell'acqua a vantaggio delle mie giunture, ma soffrendo di pressione bassa la cosa mi ha procurato comunque dei problemi, come un collasso dopo una lezione. Anche se avevo detto all'istruttrice che preferivo trovare il mio ritmo, lei cercava di spingermi oltre. Purtroppo si pensa che più attività fisica si impone a chi è in carne, più il suo fisico ne gioverà, invece ogni fisico ha bisogno di attenzione alle esigenze individuali e i professionisti seri del settore dovrebbero sempre tenerne conto. Se poi la persona manifesta delle difficoltà, non sarebbe corretto farla sentire a disagio rispetto alle sue possibilità, ma invogliarla piuttosto con alternative alla sua portata.

La vita sana è anche una vita senza stress inutili, una vita in cui si fa una attività motoria regolare, ma adeguata e piacevole, associata a situazioni piacevoli e soddisfacenti.

E' vero che un po' di sana 'fatica' porta a sviluppare poi endorfine, specie con l'attività regolare, ma è anche vero che una fatica troppo oltre il limite e non adeguata alla preparazione personale può essere solo nociva. A tale proposito ho letto un post ben fatto su quanto possa essere sbagliato forzare troppo i propri limiti, come si vede in certi programmi televisivi per combattere l'obesità che sono molto in voga. 

Ma di questo e di come all'estero si stia tendando di venire incontro alle esigenze specifiche della popolazione plus size, vorrei discutere magari in un post futuro. Intanto mi piacerebbe sapere qualcosa sulle vostre esperienze personali e, magari, se siete interessate a un post sull'abbigliamento plus size per fitness e su attività fisiche adatte a un fisico plus size, o altre tematiche affini...
 
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Autore Marged Trumper

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