venerdì, agosto 31, 2012

Il mio percorso personale sulla strada dell'accettazione

Mi chiamo Marged, ho 36 anni e porto la taglia 56 (e no, non sono alta haha). Molte conoscono me e le mie opinioni sul rapporto con il cibo, con l'aspetto fisico, con il peso in eccesso, con la moda attraverso questo mio blog, ma non sanno moltissimo su di me come persona perché di natura sono abbastanza riservata anche se cordiale e preferisco che parlino in genere per me le cose che faccio. Inoltre questo blog è nato per dare un esempio e degli spunti e non per incentrarsi su di me come persona.

Spesso però chi arriva qui ha un rapporto controverso con se stessa (parlo al femminile perché finora so che chi mi segue sono soprattutto ragazze e donne) e penso che sia giusto che io dica qualcosa anche di me e del mio percorso personale perché chi lo desidera possa relazionarcisi.

Sono sempre stata una bambina, una ragazzina, ragazza e infine donna che rideva forte e piangeva -di nascosto- altrettanto forte, le mie emozioni sono sempre state un fiume in piena, ho sempre avuto una personalità chiara e definita, venivo classificata a scuola come la ragazzina 'intelligente che non si applica'. Avevo voti molto alti nelle materie che mi interessavano e facevo fatica nelle materie che non mi rispecchiavano, o, più spesso, insegnate da persone con cui non riuscivo a entrare in connessione. 

Sono cresciuta in una famiglia un po' particolare, dove eravamo tre bambini praticamente senza parenti e una madre che doveva lavorare, tirare avanti una casa e stare dietro ai figli da sola. Ammiro mia madre, una donna molto bella, che ancora non dimostra la sua età, ovviamente in carne anche lei, intelligente, piena di talenti che ancora guarda la vita con gli occhi di un bambino meravigliato nonostante l'amarezza di tante difficoltà. Ho imparato da lei che l'amore non è dare cose materiali, né regole senza senso, ma fiducia e ispirazione, magari anche sbagliare a volte, ma farlo con amore. L'amore fa sempre la differenza. Distingue il povero dal ricco.

Purtroppo, però, oltre all'amore di una madre vorresti avere una famiglia con cui passare le feste, con cugini, zii, nonni, padri, magari anche ad annoiarti, ma con risate, sorrisi e la consapevolezza che anche se ogni tanto dicono la cosa sbagliata lo fanno sempre con quell'amore di fondo.

Quando sei un bambino lo sai distintamente cos'è l'amore, senti spezzarti una corda dentro quando una campanella ti avvisa che un rimprovero non è fatto in buona fede. Che un giudizio è dato per ferirti, per sminuirti, per farti sentire sbagliato. Non sai perché, ti senti sbagliato e basta e nasce il senso di colpa.

Magra non sono mai stata, quando andavo a scuola e vedevo le ragazzine snelle pensavo fossero molto più belle di me, non sempre lo erano, ma bastava fossero più snelle. Ero la vittima preferita di ragazzini bulli che arrivavano a umiliarmi pubblicamente e che sapevo benissimo non mi sarebbero mai stati simpatici nella realtà, ma dal cui giudizio dipendevo comunque. 

I soprusi peggiori arrivavano però non dai bulli, ma da un parente. Ci ho messo molto tempo a capire che questa persona aveva dei problemi, anche perché quasi nessuno lo sapeva, si subiva e basta. Sono cresciuta con giudizi pesanti sul mio aspetto e sul fatto di non essere magra. Pensavo al giorno in cui sarei stata magra e 'perfetta'. A una certa età ho cominciato le diete, credo sui 14 anni per fortuna non troppo presto.

C'è da dire che a casa mia non c'erano mai bibite gassate, merendine, non si andava mai a mangiare fuori né al fast food. Alla Befana il parente a cui accennavo sopra portava una calza piena di bagigi e mandarini e quando la aprivamo rimetteva tutto a posto e tirava fuori le calze con i dolci veri da regalare agli estranei.
Il cibo era diventato attraverso le manipolazioni di quella persona una proibizione. Togliersi il cibo l'unica soluzione. Non è un caso se nella mia famiglia diverse persone abbiano sofferto di bulimia vera e propria. Intanto continuavo a vedermi orribile. Mi sono sviluppata prima di tutti, attiravo gli sguardi degli adulti e la cosa mi faceva sentire ancora più sbagliata. Se vedo le foto di allora vedo una ragazzina paffuta e con uno sguardo un po' triste e un po' furbo, ma non vedo mai la cicciona enorme che mi sentivo. A 13 anni è scoppiata la mia pubertà, mi si è riempita la faccia di brufoli, tantissimi ma solo per un anno. Ero diversa dagli altri, quando a loro sono venuti i brufoli ormai io avevo di nuovo la pelle perfetta. 

Camminavo moltissimo, andavo sempre in bicicletta, detestavo gli autobus affollati e la mattina mi stimolava la mente camminare e guardarmi intorno, avevo fatto corsi di nuoto e frequentato squadre di pallavolo, mi piaceva cantare e danzare -per conto mio, quando nessuno vedeva. Le scuole di danza richiedevano di indossare body attillati e io non ci avrei mai messo piede, idem le palestre. Non concepivo lo sport fine a se stesso, l'ho sempre trovato inutile e frustrante.

A 17 anni mi sono iscritta a un corso di danza moderna jazz che non richiedeva di indossare un body e questa esperienza ha cambiato molto il rapporto con il mio corpo. Ho quello che si dice il 'ritmo nel sangue' -me lo hanno sempre detto i miei insegnanti di musica - la danza era una liberazione, mi piacevano i ritmi della cosiddetta musica nera, non avevo il fisico da danza, questo sì, ma avevo il cuore per la danza. La danza mi ha insegnato che si può parlare con il corpo, che il corpo è un mezzo meraviglioso anche se ha dei limiti, che si poteva essere bravi anche senza essere perfetti. A un saggio una signora sconosciuta venne a dirmi che era una gioia vedermi sul palco. Allo stesso saggio due tizi nel buio ridacchiavano e mia madre li aveva sentiti dire mentre entravo in scena: 'Questa è venuta da sola perché sono già in due'. 

Chi aveva ragione, la signora che aveva apprezzato vedermi sul palco o i tizi che ridacchiavano? Alla fine le persone che ridacchiano sono codardi che non hanno il coraggio di vivere liberi e quando vedono una persona libera di essere se stessa si sentono a disagio. Lo sapevo, ma non con la testa.

Era il periodo che frequentavo il corso di teatro a scuola, danzavo, presto avrei cominciato a coltivare anche il mio amore per il canto, ma il cibo era diventato un rifugio emotivo. Non mi sentivo accettata e mi sfogavo anche così. Poi seguivano mesi di diete. Perdevo anche molti chili, mi guardavo nello specchio e mi piacevo, ma mi sembrava che la mia vita non andasse comunque. Mi avevano fatto pensare che se perdi peso tutti ti accettano, sei bella e la vita diventa perfetta, invece continui a sentire la vocina dentro di te che dice che sei sbagliata. E ti rifugi nel cibo, intanto riprendi il peso con gli interessi.

Non è il percorso di un giorno, non basta saperlo per capirlo, ci vogliono sofferenze e rifiuti. Quando mi sono iscritta all'Università è stato il periodo più bello della mia vita, mi piaceva quello che facevo, mi riusciva molto bene e ho conosciuto una città che ho amato molto, Venezia. Ero la più studiosa del mio corso, la più appassionata a quello che facevo, avevo ottimi voti. Ho conosciuto l'India e poi è arrivata la musica. Molte difficoltà, ma anche tante soddisfazioni.

In India le persone ti guardano e giudicano molto l'aspetto, però so che è cambiato qualcosa in me dal primo viaggio, si è sbloccato qualcosa, ho scoperto di essere una persona forte. Per accettarsi ci vuole una personalità ben definita e finché si dipende psicologicamente da qualcuno o qualcosa l'accettazione totale non avviene. Anche cambiare totalmente il contesto culturale è una scoperta e lo consiglio a chiunque come percorso di formazione. Non dico che sia stato un cammino facile da lì in poi, anzi, ma è arrivata la vera consapevolezza.
Sono seguite altre diete, ma dall'età di 18 anni ho scelto di essere vegetariana, con varie fasi fino ad arrivare all'attuale, che si può definire pescetariana (anche se io non vedo il bisogno di doverla definire). Avevo desiderio di depurarmi, avevo notato che scegliere il cibo di qualità mi faceva stare meglio fisicamente e quindi non sono mai tornata alla carne da allora. Non cerco consigli né voglio darne, ma ho risolto diversi problemi con questa scelta e quindi mi sta bene.

Il mio percorso come quello di tutti non è ancora finito, ma oggi so che anche se non dovessi mai essere 'magra' è mio diritto essere soddisfatta di chi e come sono, che curarsi di sé significa anche rispettare le differenze e i propri tempi e ritmi, che ho diritto come tutti a non vergognarmi di me stessa perché questo mi precluderebbe solo attività sane, che ho diritto come tutti a non sentirmi in colpa se non sono come gli altri. Una persona una volta ha detto che il mio essere in carne era un'offesa a Dio perché Dio ci dà la salute. Io ho risposto che non conosco comandamenti come 'non essere grasso', ma conosco piuttosto 'ama il prossimo tuo come te stesso' e quello mi interessa molto di più.

Nessuno mi ha spiegato da ragazzina che le persone possono anche essere diverse, quando portavo la 46 non ero ciccia, ma alla fine così ti fanno sentire perché non corrispondi a degli standard imposti. La prima visita medica alle elementari ricordo una dottoressa anziana che disse: 'Tu non sarai mai magra!' Forse era solo una constatazione, ma per me era come una terribile maledizione. Nel mio caso la genetica giocava molto, una parte della famiglia era robusta, per il resto fin da ragazzina ho avuto reni e fegato un po' delicati. Questo ha fatto sì che espellessi le tossine con maggiore difficoltà e accumulassi peso più facilmente. Forse se si accettasse che non siamo tutti uguali non si arriverebbe a circoli viziosi che portano a pesi molto elevati. Non lo so, di certo il giudizio perentorio non aiuta e assecondarlo dentro di noi è il peggio del peggio.

Non dico a nessuno di non curarsi della propria salute, anzi, sto dicendo esattamente il contrario. Se avete un problema fisico parlate con un bravo, serio e rispettoso medico e se soffrite di disturbi alimentari sentite i centri specializzati o un bravo terapeuta. Se semplicemente non portate la taglia 40 smettetela di sentirvi sbagliate a tutti i costi!

Il mio percorso attualmente non riguarda il subire le cose come sono e rassegnarsi a uno stato 'sbagliato', ma l'affrontare la mia vita vedendo la realtà per quella che è e vivendola al meglio, scegliendo il meglio per me e per il mio corpo senza ansie inutili. Non nego che nel percorso mi ha aiutato molto vedere persone che si vivevano serenamente anche nella diversità, soprattutto blogger straniere. Mi sto accostando alla filosofia dell'intuitive eating che aiuta a seguire il vero istinto naturale al nutrimento corretto. E' un metodo che si può applicare a vita a differenza della dieta e non stressa il fisico determinando sbalzi metabolici dannosi. E soprattutto so che posso piacermi guardandomi allo specchio anche adesso così come sono, non devo rimandare la mia vita a quando sarò diversa. 

Personalmente ho smesso di vedermi 'sbagliata' da molto tempo, da quando ho riconosciuto la mia forza interiore, ma fino a un certo periodo continui a subire inconsciamente il confronto con degli stereotipi, il messaggio subliminale ha smesso di essere pressante quando ho deciso di scegliere i miei modelli estetici da sola o, meglio ancora, di non averne proprio.

E voi a che punto siete del vostro percorso?
 
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