venerdì, luglio 13, 2012

Martina Liverani ci racconta perché non conviene mettersi a dieta


Qualcuno dirà 'Ma come, si parla di dieta?', in effetti mi sono sempre discostata dall'argomento perché ho la mia visione personale a riguardo che è molto più vicina a tanti attivisti americani piuttosto che ai luoghi comuni nostrani obsoleti, ma ho trovato il libro di Martina Liverani appena pubblicato da Laurana, Dieci ottimi motivi per non cominciare una dieta, il pretesto perfetto per affrontare questo tema.

Devo ammettere che la Liverani, che già seguo da tempo sul suo blog CurvyFoodieHungry incentrato sull'apprezzamento per il cibo genuino e le tematiche della body image, è una delle poche giornaliste che offre un punto di vista sul tema dieta e accettazione del corpo che molto spesso condivido. Dunque, da quando ha annunciato l'uscita del libro sono stata molto curiosa di leggerlo.

Il libro, che si legge in breve, presenta molti degli argomenti trattati nel blog e articola in 10 punti il perché mettersi a dieta possa essere cosa poco conveniente. Spesso chi non conosce queste tematiche pensa che 'provocazioni' del genere siano scuse per evitare di tenersi in forma o del prendersi cura del proprio corpo. La Liverani, invece, spiega perché non seguire le diete corrisponda esattamente al contrario, così come lo intendo anche io.

Personalmente, so cosa vuol dire stare a dieta, perdere molti chili, affamarsi, poi arrivare allo stallo, vedersi frustrate e perdere motivazione e infine riprendere pian piano tutti i chili con gli interessi. So che quando si decide di seguire un regime alimentare restrittivo, il cibo comincia a diventare un nemico e un'ossessione e so che aspettare il giusto orario per mangiare qualcosa che sta su una lista, ma che in quel momento magari non ci va, è vissuto come un'imposizione, so che si comincia a trarre piacere dal salire sulla bilancia e vedere l'ago scendere, così da salirci più volte al giorno pensando che quella discesa porterà alla felicità.

E più veloce scende l'ago più appagati ci si sente... Quindi so anche che psicologicamente l'eliminare un cibo dalla propria lista non ci aiuta a eliminarlo dalla nostra testa, l'eliminazione è una punizione e il cibo è vissuto male. Allora, -i promotori dell'intuitive eating (o non dieta) ci dicono- potremmo piuttosto reimparare semplicemente ad ascoltare il nostro corpo e a nutrirci secondo la fame fisica e non emotiva e a vedere il cibo come quello che è: un nutrimento. Mi sto informando e documentando molto su questi meccanismi e non è sempre semplice come sembra. Ovviamente è giusto seguire i consigli di un medico quando si tratta di salute, mentre chi  promette risultati veloci ed evidenti vi sta proponendo qualcosa di più nocivo che utile alla salute.


La Liverani con il suo libro non si rivolge a un lettore in sovrappeso o in carne, si rivolge alla donna media, quella che non peserà mai come Kate Moss,  ma nemmeno soffre di obesità, è anche vero, però, che in diverse occasioni nel libro si spinge ad affermare che le diete fallimentari in sequenze ad effetto yo-yo possono portare a soffrire di obesità e/o disturbi alimentari.

La nostra società italiana è una delle più ossessionate dal corpo e dall'apparenza, la Liverani ci fa notare che solo la nostra televisione propina un'immagine femminile-oggetto stereotipata e questo influisce sulla nostra percezione del corpo. Spesso si parla di piaga dell'obesità nel mondo occidentale e tutti la collegano allo stile di vita e all'eccesso di nutrizione, ma nessuno ha il coraggio di collegarla a un disagio psicologico nei confronti dell'immagine e all'incentivazione di un messaggio emotivo e negativo legato al cibo, cosa che invece si fa facilmente con disturbi alimentari come anoressia e bulimia.

La donna media -che sia in sovrappeso reale o meno- pensa costantemente alla dieta e se non ci pensa viene bombardata di messaggi subliminali a riguardo. Martina Liverani invita a liberarci da queste catene mentali e dalle grosse operazioni di marketing che sono le diete alla moda come la Dukan o la Tisanoreica per imparare ad essere critiche verso l'ideale che ci viene propinato e meno critiche invece con noi stesse e il nostro corpo, anche perché -aggiungo io- chi non ama il proprio corpo non può imparare a trattarlo al meglio e a curarlo quando necessario.

Posso dire che mi sento di consigliare il libro perché è una lettura veloce, una spesa abbastanza economica, ma dà molti spunti interessanti per aprire davvero una nuova prospettiva da approfondire poi con letture più specifiche, soprattutto ora che è il momento della cosiddetta 'prova costume'. Riesce a trattare i temi di ponderalismo (discriminazione verso le persone grasse), moda plus size, body image, intuitive eatingchirurgia estetica ecc. senza scadere nella polemica sterile o nel negativismo. 

L'unica osservazione che ho è che la seconda parte della lettura dove si presentano i profili delle icone curvy di oggi sembra un po' veloce e tirata, ho preferito l'analisi iniziale e le conclusioni. Mi è piaciuto trovare un messaggio più articolato, positivo e sentito rispetto a pubblicazioni recenti affini che volevano fornire una visione positiva verso il corpo femminile, ma alla fine tornavano sui vecchi stereotipi fornendo nomi di diete & co. Speriamo non sia solo l'eccezione che conferma la regola.


E voi cosa ne pensate? State seguendo una dieta o no e pensate che leggerete o meno il libro?






 
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