martedì, ottobre 11, 2011

"Curvy, il lato glamour delle rotondità" - una recensione

Dopo averne sentito parlare molto, ho finalmente letto il libro scritto a quattro mani dalle due esperte di moda Daniela Fedi e Lucia Serlenga, intitolato Curvy, il lato glamour delle rotondità ed edito da Mondadori. Da questo titolo mi aspettavo qualcosa di preciso, in virtù del fatto che pare si sia in quella che gli americani hanno battezzato curvy revolution, la rivoluzione delle formose. Tale rivoluzione consisterebbe nel fatto di lasciare che anche le donne che non corrispondono ai rigidi canoni estetici imposti si apprezzino per quello che sono e celebrino l'accettazione di sé riscoprendo il proprio lato femminile anche attraverso la moda.

In questo contesto, il termine curvy in America è ora molto in voga ed è impiegato per tutta una serie di tipologie fisiche, dalla donna magra e normopeso, ma con curve ben distribuite (e, talvolta, addirittura non poroprio naturali) alla donna decisamente in carne passando per tutte le vie di mezzo. Il fatto pare un po' fuorviante, ma questo accade perché negli Stati Uniti si tendono a ricercare dei termini politically correct da impiegare nei contesti scomodi per evitare quelli palesemente discriminatori. In questo modo il termine curvy indica sia le donne formose, sia quelle con forme molto abbondanti che non si vogliono definire in modo offensivo. La figura sulla copertina del libro non ritrae una donna in carne, ma Betty Page, una donna minuta con forme, però, definite. All'interno del libro si citano esempi di qualsiasi tipologia fisica, da Marilyn Monroe a Monserrat Caballe.

Il libro comincia presentando, appunto, una carrellata di star che da una vita combattono con i problemi di peso e che, nella maggior parte dei casi sembrano destinate a non vincere. Questo farebbe intuire che il messaggio sia di non porsi obiettivi troppo rigidi altrimenti si rimarrà frustrate e che, nonostante le forme abbondanti, si può ottenere successo nella vita. Tuttavia, con mio dispiacere, mi pare di capire che le autrici, a un tratto, ricadano in quel timore che ho notato diverse volte qui in Italia tra coloro che tentavano di trattare l'argomento: quello di istigare al grasso malsano.

Lo stile è scorrevole e incalzante, tanto che all'inizio ho trovato la lettura davvero avvincente, ma per quanto mi riguarda ho perso un po' di interesse non appena si è ricaduti nei discorsi del cosa le 'tonde' (come loro le chiamano) dovrebbero indossare (o meglio non indossare), senza però fare molte distinzioni di forme, conformazioni, ecc. e, infine, sulla serie di prodotti e trattamenti a cui dovrebbero sottoporsi per essere, sì, curvy, ma non troppo.

Ora, posto che certamente i discorsi sulla salute sono ovvi e vanno discussi dai medici, credo che se si volesse un trattato sulla moda, si sceglierebbe qualcosa di più specifico e se se ne volesse uno sulla remise en forme se ne sceglierebbe un altro altrettanto specifico. 

Lo stile attuale e giovane è sicuramente un punto a favore di questo libro, che risulta alla fine di piacevole lettura, ma credo che chi lo compra dovrebbe essere aiutato meglio nella scelta da un titolo più indicato, del tipo 'Come essere curvy ma non troppo' o qualcosa del genere.

Sto ancora attendendo il libro che dia davvero un nuovo punto di vista sull'argomento, che spieghi come l'accettazione di sé non sia una semplice istigazione al non avere cura di sé e che dovrebbe venire prima dei week-end in Spa (quando ce li si può permettere) o delle scarpe che tonificano i glutei. Utili sì, ma mai definitivi se non 'c'è la testa', come si suol dire.

Ho apprezzato anche l'excursus sulle varie discipline tipo Yoga, Pilates & co., ma in qualità di indologa mi ha un po' pianto il cuore a vedere una delle vie filosofiche dell'induismo ridotta a un semplice metodo per mantenersi curvy senza esagerare. Così come non sono convinta che una disciplina come il Boot-Camp (se l'ho compresa bene) sia così priva di controindicazioni per chi è in sovrappeso.

Mi ha lasciata, infine, un po' perplessa il fatto che le autrici diano per scontato -seppure con tono di ironia- che le donne non sono per natura mai soddisfatte di sé e del proprio corpo. Io credo, invece, che sia una forma mentis imposta da un atteggiamento maschiocentrico (non voglio parlare di maschilismo, è un concetto che aborro). Una donna non solo può, ma ha il diritto di piacersi e mi aspettavo che questo libro, in fondo, desse qualche spunto per capire anche 'come'. Da leggere sicuramente se ci si vuole tenere aggiornate su tutte le ultime novità nel campo del mantenimento della forma e rinfrescare velocemente gli oggetti culto della moda femminile con un sottofondo semiserio. 


La Diva delle Curve


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