lunedì, novembre 29, 2010

La vera bellezza


La Fornarina di Raffaello
Sono qui perché sono stata ispirata ad aprire un blog sulla mia esperienza di donna che non rientra negli standard di questa società basata sull'apparire e sull'identificarsi in modelli precisi. L'ispirazione l'ho in realtà avuta da diversi blog e video reperibili in rete su argomenti simili, trattati più o meno in maniera frivola e non. Molto poche di queste realtà sono italiane, tuttavia, perché in Italia essere se stessi ed essere delle persone in carne è vissuta come un'onta terribile, della quale preferibilmente tacere.

Riflettendo su questi argomenti, mi sono resa conto che io, prima bambina tondetta, poi ragazzina grassotella e poi donna formosa, pur attualmente accettandomi abbastanza, per sentirmi bene devo per forza fingere di essere quello che non sono, ovvero magra. Un po' come quelle persone diversamente abili che per sentirsi accettate devono fingere di essere come tutti gli altri o quelle donne che per sentirsi al pari degli uomini devono sostituirsi a loro in tutto e per tutto, compresi i difetti e i limiti.

Ho capito recentemente che il primo passo verso la completa accettazione di sé (belli, brutti, grassi, magri, alti o bassi) comincia non solo dal valorizzare il proprio aspetto, ma dal percepire in maniera corretta la propria personalità e la propria identità, accettandone tutti i connotati e vivendoli come tali e basta. Non è un'impresa facile, dati i condizionamenti della nostra società, che ci bombarda di modelli e messaggi subliminali.

disegno di Botero
Alcune persone sostengono che additare chi sia in sovrappeso (a diversi livelli, qui non sto differenziando tra chi ha qualche rotolino in più e chi ha una notevole imponenza fisica) sia una sorta di missione caritatevole per salvaguardare il mondo da uno stile di vita malsano. Niente di più ipocrita -io dico. Se si additasse chicchessia per il colore della pelle, il sesso, la razza, il credo religioso, la disabilità fisica, griderebbero tutti -giustamente- all'atto discriminatorio. Nel caso del sovrappeso, diventa inspiegabilmente un atto generoso. La persona in sovrappeso, probabilmente già di fondo una persona con scarsa autostima, è minata continuamente da messaggi che sottolineano la sua inadeguatezza. Basti pensare che non si trovano vestiti di taglie superiori alla 46 (quando si è fortunati) nei negozi e i commessi non nascondono il loro disagio nel servire una persona che non rientra negli standard fisici imposti (nei quali, tra l'altro, solo ragazzine adolescenti e persone sottopeso o addirittura anoressiche, possono rientrare facilmente). Dopo questo condizionamento psicologico, se anche arriva qualcuno che gentilmente ci fa notare che il nostro aspetto fisico non è gradito, potete immaginarvi a che livello può arrivare l'autostima, aggravando quindi qualsiasi possibilità di reazione positiva e costruttiva. Una persona in sovrappeso alla quale venga fatta notare la propria inadeguatezza rischia di peggiorare e non migliorare la sua condizione psico/fisica.


Il primo passo è dunque percepire se stessi, la propria identità, i pregi, i difetti che possono essere vissuti come stimoli a migliorarsi o ad accettarsi. Un'altra brutta bestia è il senso di colpa.



la Venere di Milo
 C'è questo pregiudizio per cui la persona in sovrappeso se ne stia tutto il giorno ad abbuffarsi e viva solo per il cibo in maniera avida, non curante del proprio fisico e della propria salute. Per questo motivo, la persona in carne è vista come repellente e istintiva e si ritiene che la colpa del suo aspetto sia sua e basta. Certo, alcune persone devono il sovrappeso a un rapporto sbagliato con il cibo, che sia di eccesso o di sregolatezza, tuttavia, siccome questa situazione non è nella norma, non si può ritenere che sia solamente imputabile all'incapacità di controllare il proprio appetito. Come l'anoressia e la bulimia, anche il mangiare eccessivo o sregolato è una forma di malattia affine e come tale va vista. Non credo si colpevolizzerebbe una persona anoressica o bulimica, si sa bene che questo sarebbe addirittura dannoso, eppure lo si fa con chi ha un rapporto scorretto con il cibo per una sorta di pregiudizio sociale.

Ricordo che quando ero bambina, spesso avevo in classe con me ragazzini con forme di obesità pronunciate ed era tabù farlo notare ai diretti interessati, per paura di farli stare male. Io, però, che ero cicciottella, ma non grave, fungevo da capro espiatorio e non appena ce n'era occasione venivo canzonata io per il mio aspetto fisico al posto di quei ragazzini.

Le persone hanno bisogno di demonizzare qualcuno o qualcosa per sentirsene immuni, di fare gruppo contro chi è diverso per esorcizzare la loro propria diversità. Questo è il vero meccanismo alla base di ogni discriminazione.

Ci sono poi molti casi in cui il sovrappeso, relativo o grande che sia, è imputabile a cause esterne, come scompensi metabolici, ormonali, malattie ecc., questo noi non possiamo stabilirlo da non medici, quindi la data persona potrebbe avere lo stile di vita più sano della persona media e lo stesso risultare in carne. Come possiamo noi dire che qualcuno non sia in diritto di sentirsi a suo agio nei propri panni senza il bisogno fingere di sentirsi quello che non è? Ognuno deve potersi valorizzare e accettare per poter intraprendere una serena strada di guarigione o, dove non sia possibile, accettazione.

Poi ci sono i casi ridicoli, ovvero quelle persone che portano le taglie 44-48 e talvolta anche la 50 a seconda della struttura fisica, e in Italia vengono fatte sentire 'grasse' perché non trovano la propria taglia nei negozi, non rientrano nella struttura fisica di Kate Moss ecc., spesso sono donne con un fisico quasi perfetto e non se ne rendono conto.

Riporto di seguito un interessantissimo intervento della storica dell'arte Francesca Diano riguardo al concetto di bellezza attuale che mi trova più che d'accordo:

Il concetto di bellezza è uno dei più mutevoli e aleatori che esistano, perché
influenzato da fattori sociali, economici, politici, culturali e persino
religiosi e morali. Nei secoli e nelle culture è mutato infinite volte e dunque
i canoni della bellezza di una qualunque società non possono essere presi come
degli assoluti, eterni ed immutabili. Provate a mettere alla Venere di Milo un
paio di jeans e una tshirt e vedrete che non somiglia affatto a una modella da
sfilata!Nella nostra società (intendo quella occidentale dei paesi
industrializzati, non certo in tutto il resto del mondo) ciò che viene esaltato
è sì la giovinezza e il vigore fisico, ma non la maternità, perché la mortalità
infantile è quasi sparita, siamo troppi, si fanno pochi figli e anzi si diffonde
sempre di più la sterilità. Inoltre i ritmi e lo stress connesso al nostro stile
di vita rende difficile l’essere madri e le donne fanno figli sempre più tardi.
Inoltre la nostra, anche se non pare, è una società che odia la donna. Gli
stilisti maschi sono quasi tutti omosessuali e dunque difficilmente celebreranno la
donna come femmina, madre, dispensatrice di vita ecc. Il mio non è un giudizio e
sono ben contenta che le donne abbiano un ruolo maggiore nella nostra società.
Ma siamo sicure che sia poi così vero? Quanti omicidi, violenze, stupri vengono
perpetrati sulle donne, denunciando un odio o paura che si cela dietro il
riconoscimento di diritti uguali?

Dunque, il modello di una donna
non-donna, anoressica, ipermagra, mascolina, adolescenziale (quindi o simile
all’uomo o dall’aspetto infantile e non di vera donna) è l’unico modello che la
nostra società accetta, perché non fa paura, perché si crede gestibile, mentre
respinge con orrore una donna che sia tale. Va bene se le curve sono finte,
fatte di plastica a costruire una caricatura di donna, come un trans, ma non va
bene se le curve sono vere.

Da qui a negare e perseguitare e irridere
non solo l’obesità, (che è una malattia del metabolismo causata dai veleni che ingurgitiamo e non dal cibo eccessivo) ma delle forme morbide e femminili, il
passo è breve.

Per quello che ho detto ci sono moltissimi studi di
sociologi, etnologi e di psicologi e francamente sentire ancora
qualcuno che esalta dei fisici sottopeso che esibiscono la morte come modelli di
bellezza invece che come segnale di una terribile sofferenza imposta alle donne
dalla nostra società e stigmatizza le donne normali o sovrappeso come grassone e
mangione mi fa tristezza. L’unica cosa che mi viene da pensare è che si tratti
di qualcuno incapace di ragionare con la propria testa. Aggiungo anche che
l’ossessione dell’aspetto fisico altrui oltre che del proprio, è tutta italiana.
All’estero questa ossessione non esiste. Siamo superficiali e ignoranti anche in
questo. E’ giusto curare il proprio aspetto, apparire al meglio, cercare di
migliorarsi, ma non certo sentirsi umiliati da qualche stupido che però non
darebbe mai la colpa a un disabile o a un non vedente o a un claudicante di essere tale!
Sono curiosa di sapere l'esperienza e la voce di altre persone su questo blog... L'intenzione è quella di creare un punto di riferimento per discutere i problemi legati alle forme femminili abbondanti, ma anche a condividere suggerimenti su come imparare a valorizzarsi.

Non voglio assolutamente celebrare una forma fisica non sana né sbandierarla come la migliore al mondo, ritengo solo che sia giusto che tutte le persone abbiano il diritto di sentirsi belle valorizzando i propri pregi e accettando i propri difetti.

Infine, vorrei chiarire che questo non vuole nemmeno essere un posto triste solo per piangersi addosso... tutt'altro! La vita va presa con filosofia e humour. Allo stesso tempo siamo stanche dello stereotipo della donna in carne 'simpatica' o, peggio, ridicola. Questo vuole essere un posto positivo e allegro, ma dove prendersi sul serio come donne e come persone!

Vi invito inoltre a leggere un altro interessante post di F. Diano sull'argomento qui.

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